
Dal 27 al 29 agosto studenti delle scuole superiori della provincia di Venezia si sono incontrati per un hackathon dedicato all’intelligenza artificiale, all’innovazione e alla tutela del patrimonio UNESCO.
Cinque squadre, cinque progetti e un’esperienza che ha trasformato perfetti sconosciuti in una squadra. Trenta ragazzi, cinque squadre, tre giorni di lavoro intenso e un’unica grande sfida: immaginare come l’innovazione e le nuove tecnologie possano contribuire a proteggere e valorizzare il patrimonio UNESCO.
È andato in scena dal 27 al 29 agosto, sull’isola di San Servolo, il RYLA Junior 2026 della Provincia di Venezia, un’esperienza formativa promossa dal Rotary Distretto 2060 che ha coinvolto studenti delle scuole superiori del territorio in un vero e proprio hackathon.
Il tema di quest’anno, “Territorio connesso: esperienze fisiche e digitali nell’era dell’A.I. – Innovazione e futuro per i patrimoni UNESCO”, ha portato i giovani a confrontarsi con una delle grandi sfide del presente: capire come intelligenza artificiale, tecnologie digitali e nuovi modelli di esperienza possano diventare strumenti per la tutela, la gestione sostenibile e la valorizzazione dei territori patrimonio mondiale. Venezia e la sua laguna sono state il laboratorio ideale per questa riflessione.
A coordinare il progetto è stata Lucia Oldrati del Rotary Club Venezia Mestre Torre, che ha seguito i ragazzi nel corso delle tre giornate.
Il programma è stato fitto di incontri e momenti di progettazione. I giovani hanno ascoltato diversi relatori e approfondito temi che spaziano dalle sfide globali nella gestione del patrimonio mondiale alle tecnologie immersive, dai digital twin agli archivi digitali, fino all’intelligenza artificiale, ai dati territoriali, all’innovazione e alla sostenibilità.
Non solo lezioni, però. Il cuore del RYLA Junior è stato il lavoro di squadra.
I cinque gruppi hanno dovuto individuare un problema, sviluppare un’idea, trasformarla in un progetto concreto e infine imparare a raccontarla attraverso un pitch. Un percorso seguito passo dopo passo dai mentor Matteo Forniz, Andrea Furlanetto, Riccardo Tuniz, Marco Lazzaro e Nicolò Fava.
Ed è proprio qui che è successo qualcosa di forse ancora più importante dei progetti finali.
I ragazzi non si conoscevano. Sono arrivati da scuole e realtà diverse, ma nel giro di poche ore hanno iniziato a confrontarsi, condividere idee e competenze, aiutarsi reciprocamente. In tre giorni sono diventati amici e hanno imparato concretamente cosa significhi lavorare in team.
Venerdì è stata la giornata dedicata soprattutto alla progettazione e alla finalizzazione delle idee. Sabato mattina gli ultimi ritocchi, la preparazione dei pitch e poi, nel pomeriggio, il momento più atteso: la finale.
Alle 16, nella Sala Teatro di San Servolo, i cinque team sono saliti sul palco davanti a una sala strapiena di genitori, docenti, dirigenti scolastici, autorità e ospiti.
Cinque progetti, cinque modi diversi di affrontare il tema del futuro dei patrimoni UNESCO. I ragazzi hanno presentato il frutto del loro lavoro a una giuria chiamata a valutarli per innovazione tecnologica, impatto sul patrimonio UNESCO, sostenibilità e fattibilità.
A presiedere la giuria Mirco Viotto, vicepresidente di Confindustria Veneto Est, con Robert De Carli nel ruolo di coordinatore, insieme ai presidenti dei Club Rotary e a esponenti del mondo imprenditoriale e professionale.
Ad aprire la finale sono stati i saluti della Governatrice del Rotary Distretto 2060, Lucia Crapesi.
Il RYLA Junior è stato possibile grazie al sostegno dei Rotary Club della provincia di Venezia: Rotary Club Venezia, Rotary Club Venezia Mestre, Rotary Club Venezia Mestre Torre, Rotary Club Venezia Castellana, Rotary Club Venezia Noale dei Tempesta, Rotary Club Venezia Riviera del Brenta, Rotary Club Portogruaro, Rotary Club San Donà di Piave, Rotary Club Jesolo e Rotary Club Caorle.
Un investimento sui giovani e sulle loro capacità, nella convinzione che offrire occasioni di confronto, formazione e responsabilità significhi costruire già oggi una parte del futuro del territorio.
A fare da cornice all’intera esperienza è stata San Servolo, un luogo che ha colpito particolarmente i partecipanti. Vivere e lavorare per tre giorni su un’isola ricca di storia, immersa nella laguna veneziana, ha reso l’esperienza ancora più particolare.
San Servolo non è stata soltanto la sede dell’hackathon: è diventata parte integrante del percorso. Un luogo capace di unire storia e futuro, proprio come il tema sul quale i ragazzi erano chiamati a lavorare.
Alla fine, oltre ai progetti e ai riconoscimenti, rimane soprattutto ciò che i ragazzi hanno portato a casa.
Uno degli studenti, al termine dei tre giorni, ha scritto alla coordinatrice Lucia Oldrati: «Colgo l’occasione per ringraziare nuovamente per questa esperienza speciale vissuta durante questi tre giorni, la quale mi ha dato tanto sia dal punto di vista formativo che umano. La porterò per sempre dentro di me».
Forse è proprio questa la misura più autentica del successo del RYLA Junior.
Perché l’obiettivo non era soltanto trovare nuove idee per il patrimonio UNESCO, ma dare ai ragazzi la possibilità di scoprire le proprie capacità, imparare dagli altri e capire che le idee migliori spesso nascono quando persone diverse decidono di lavorare insieme.
Trenta studenti sono arrivati a San Servolo senza conoscersi. Tre giorni dopo sono ripartiti con cinque progetti, nuove competenze e, soprattutto, nuove amicizie.