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QUANDO NUTRIRE SIGNIFICA SALVARE VITE

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    L’impegno del Rotary e le nuove evidenze scientifiche riportano l’alimentazione al centro della lotta contro la tubercolosi.

    La tubercolosi resta la malattia infettiva più letale al mondo, con circa 11 milioni di nuovi casi ogni anno. Da tempo la lotta al bacillo si concentra su diagnosi e farmaci, ma un numero crescente di esperti — e con loro il Rotary, in prima linea sul campo — sta riportando l’attenzione su un fattore spesso trascurato: l’alimentazione dei pazienti.

    Il meccanismo è tanto semplice quanto trascurato: nella maggior parte delle persone esposte al batterio, il sistema immunitario riesce a intrappolare i germi nei polmoni. Ma quando manca il cibo, l’organismo perde l’energia necessaria a mantenere questa difesa, permettendo all’infezione di diffondersi. Il problema si autoalimenta, perché la risposta immunitaria stessa finisce per sopprimere i segnali di fame, creando un circolo vizioso proprio quando il corpo avrebbe bisogno di più nutrimento del normale.
    Pranay Sinha, infettivologo alla Boston University, che da anni studia questo legame, racconta di aver incontrato in India pazienti con un indice di massa corporea di 10, 11 o 12 — valori che definisce “sconcertanti” e a malapena compatibili con la sopravvivenza. Puntare sulla nutrizione, del resto, non è una novità: già prima dell’introduzione dei farmaci efficaci negli anni ’50, i paesi più ricchi avevano ridotto drasticamente i tassi di tubercolosi anche grazie al miglioramento della dieta della popolazione. Con l’arrivo dei farmaci moderni, però, questo aspetto è stato progressivamente messo in secondo piano, nonostante i dati suggeriscano che una buona alimentazione possa essere più efficace di qualsiasi vaccino oggi disponibile.

    La lotta alla tubercolosi è da anni una delle priorità sanitarie del Rotary, che affianca ai grandi programmi di sanità pubblica un lavoro concreto sul territorio, spesso proprio a partire dalla nutrizione. Dal 2013 la Fondazione Rotary ha destinato oltre 2,7 milioni di dollari, attraverso decine di Global Grant, a progetti di prevenzione e cura della tubercolosi in tutto il mondo — un impegno che si è tradotto in interventi mirati, capaci di incidere realmente sui tassi di mortalità nelle comunità coinvolte.

    Un esempio emblematico arriva dal distretto indiano di Coimbatore, dove nel 2024 il Rotary Club locale ha lanciato un progetto pilota per la distribuzione di integratori nutrizionali ai pazienti con tubercolosi. Il riscontro estremamente positivo, sia da parte dei pazienti sia delle autorità sanitarie, ha spinto i soci a candidarsi per una global grant da 35.000 dollari, che oggi permette di seguire 950 pazienti per l’intera durata del trattamento, con l’obiettivo di arrivare a circa 1.500 persone entro la metà del 2027.
    I risultati parlano chiaro: da quando il programma è stato esteso a tutti i pazienti, indipendentemente dal peso corporeo, il tasso di mortalità nel distretto è sceso dal 7 al 4 percento. Il dottor Murugaiyan Sakthivel, vicedirettore dei servizi medici antitubercolari di Coimbatore, spiega che questo miglioramento è legato non solo ai progressi in diagnosi e monitoraggio, ma anche al fatto che i pazienti tornano con molta più regolarità a ritirare le terapie da quando ricevono anche il sostegno alimentare — un effetto diretto, quindi, dell’iniziativa promossa dal club.
    Un impegno che assume un valore ancora maggiore in un momento storico in cui molti governi stanno tagliando i fondi destinati agli aiuti internazionali: proprio in questo contesto, il ruolo di supplenza e di stimolo svolto dai club Rotary diventa decisivo per non interrompere programmi che stanno salvando vite.
    I numeri chiave di questa realtà sono:
    11 milioni: le persone infettate dalla tubercolosi ogni anno nel mondo
    2,7 milioni di dollari e oltre: i fondi globali stanziati dalla Fondazione Rotary per la lotta alla TBC dal 2013
    3 punti percentuali: la riduzione del tasso di mortalità registrata in un distretto indiano grazie ai programmi nutrizionali mirati
    L’anno scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato, per la prima volta, linee guida che raccomandano un sostegno nutrizionale per tutti i pazienti di tubercolosi denutriti, oltre ad aiuti alimentari per prevenire il contagio tra i familiari conviventi nelle aree colpite da insicurezza alimentare.
    Questa raccomandazione si basa su uno studio del 2023 considerato una pietra miliare: la prima sperimentazione randomizzata a dimostrare che fornire cibo e integratori ai familiari conviventi dei pazienti riduceva quasi della metà il rischio di contrarre la tubercolosi nei due anni successivi.
    A livello nazionale, anche il governo indiano ha scelto di investire sulla nutrizione: dal 2018, tutti i pazienti con tubercolosi ricevono un contributo economico mensile destinato all’acquisto di cibo — una misura che ha creato un terreno fertile su cui il progetto del Rotary Club di Coimbatore ha potuto innestarsi con successo.
    Perché mangiare meglio aiuta anche a curarsi meglio
    Una migliore alimentazione non serve solo a rafforzare le difese dell’organismo: rende anche più sopportabili gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche, spesso pesanti.
    Nonostante le difficoltà legate ai tagli globali agli aiuti internazionali, il dottor Sinha della Boston University guarda al futuro con ottimismo, citando proprio i risultati ottenuti in India come esempio da seguire. È convinto che si tratti di un momento importante per chi lavora in questo settore, perché — dice — sta assistendo con soddisfazione a un reale cambiamento di mentalità sul tema.

    Esperienze come quella di Coimbatore dimostrano che i club Rotary, con interventi mirati e relativamente contenuti nei costi, possono avere un impatto misurabile e concreto sulla salute delle comunità: un modello che unisce la capacità organizzativa e il radicamento sul territorio tipici del Rotary alla scienza più aggiornata sulla tubercolosi, con l’obiettivo di trasformarlo in una best practice replicabile in altri contesti.
    (da Rotary Magazine August 2026)